Grado SR80x: scena ampia e carattere, zero isolamento
Una cuffia aperta costruita a mano a Brooklyn su un progetto che non cambia dal 1991, con una firma sonora dal carattere marcato: quanto conta la personalità rispetto alla neutralità?
Una cuffia aperta con un carattere sonoro riconoscibile, che premia voci, chitarre e musica acustica con una scena ampia e un dettaglio raro nella fascia. In cambio chiede un ambiente silenzioso, un orecchio che tolleri l'appoggio sovraurale e la disponibilità ad accettare un cavo fisso e una dotazione ridotta all'osso.
Pro
- + Scena sonora ampia e definita
- + Voci e strumenti acustici in primo piano
- + Leggerezza notevole
- + Nessun bisogno di elettronica dedicata
- + Costruzione semplice e riparabile
Contro
- – Nessun isolamento, forte dispersione
- – Cavo fisso e rumoroso allo sfregamento
- – Appoggio sovraurale non per tutti
- – Alte frequenze impegnative
La SR80x è il modello che tiene in piedi da oltre trent’anni la reputazione di Grado presso chi si avvicina all’ascolto hi-fi senza voler spendere cifre da impianto. È una cuffia aperta, cablata, senza cancellazione del rumore, senza app e senza batteria: tutto quello che l’azienda di Brooklyn ha da offrire sta nel modo in cui suona. Il verdetto è che vale ancora l’attenzione di chi ascolta in casa, purché sappia a cosa va incontro, perché la sua firma sonora ha un carattere netto che non prova a compiacere tutti. Si rivolge a chi ha una stanza tranquilla, una scrivania e la voglia di sentire dettagli che nella stessa fascia di prezzo restano quasi sempre nascosti.
Scheda tecnica
Scheda tecnica
| Tipo prodotto | Cuffie con cavo |
|---|---|
| Connettività | cablato |
| Tipo di fit | on-ear |
| Cancellazione attiva rumore | No |
| Peso | 240 g |
| Prezzo di listino | 149 € — Controlla le offerte |
| Anno di uscita | 2021 |
| Diametro driver | 44 mm |
| Tipo driver | dinamico |
| Risposta in frequenza | 20-20000 Hz |
| Impedenza | 38 Ohm |
| Cavo 3.5 mm incluso | Sì |
| Pieghevoli | No |
Descrizione generale
Grado produce a Brooklyn dal 1953 e la sigla SR80 è a catalogo dal 1991, il che ne fa il modello di più lunga vita dell’azienda. La serie Prestige è la fascia d’ingresso del listino, sotto le linee Reference, Professional e Statement, e la SR80x si colloca appena sopra la SR60x nel gradino più basso: a 149 euro è una delle porte d’accesso più economiche a una cuffia pensata per l’ascolto attento piuttosto che per la mobilità.
Il passaggio dalla vecchia serie E alla serie X ha portato un driver dinamico da 44 mm di quarta generazione, con circuito magnetico più potente, bobina mobile alleggerita e diaframma ridisegnato: l’impedenza è salita da 32 a 38 ohm e la sensibilità dichiarata è di 98 dB per milliwatt, valori che rendono la cuffia facile da alimentare. Sono stati rinnovati anche il cavo, ora a quattro conduttori in rame ricotto con guaina in tessuto, e l’archetto, con imbottitura maggiorata.
La struttura aperta definisce con precisione l’uso a cui è destinata: ascolto domestico, alla scrivania o in poltrona, collegata al computer, a un lettore portatile o a un impianto. La confezione è una scatola di cartone spartana che contiene la cuffia, un adattatore dorato da 6,3 mm e un foglio con la storia dell’azienda.
Design e costruzione
L’estetica è quella immutata di Grado: padiglioni tondi in policarbonato con griglia forata a vista, archetto in metallo a molla rivestito di similpelle, due astine di regolazione a frizione che sporgono dai lati come antenne, cuscinetti in schiuma appoggiati direttamente sull’orecchio. È un aspetto industriale e volutamente fuori tempo, che a seconda dei gusti risulta affascinante oppure semplicemente vecchio.
Anche la qualità percepita si presta a due letture opposte. A chi guarda il cavo intrecciato, la leggerezza dell’insieme e la pulizia delle linee la cuffia sembra costare più di quanto costa; a chi si aspetta materiali pregiati per 149 euro il policarbonato grezzo, le finiture non uniformi delle scritte e la schiuma nuda dei cuscinetti danno l’impressione di un prodotto da fascia più bassa. Entrambe le letture partono dallo stesso oggetto: la differenza sta in cosa si considera valore, l’acustica o l’apparenza.

Sul piano dell’affidabilità, invece, non ci sono dubbi: il sistema di snodi e archetto è lo stesso che Grado monta su modelli dieci volte più costosi, i padiglioni ruotano liberamente sull’asse e la cuffia si smonta e rimonta con facilità. L’azienda esegue le riparazioni in casa, il che allunga sensibilmente l’orizzonte di vita del prodotto. Non ci sono cerniere, quindi la cuffia non si ripiega, e non c’è alcuna certificazione di resistenza a polvere e liquidi: per una cuffia da scrivania è la norma.
Il punto debole strutturale è il cavo, lungo circa 1,8 metri e saldato ai padiglioni: non si stacca e non si sostituisce. Sfregando contro i vestiti trasmette rumore alle orecchie e tende ad attorcigliarsi sopra il punto di biforcazione, dettagli che su una cuffia da tenere ferma alla scrivania pesano meno che in mobilità, ma restano un limite di progetto.
Suono
La firma sonora della SR80x è tutto fuorché neutra e a seconda dell’orecchio produce reazioni opposte. A chi cerca chiarezza e presenza risulterà brillante, aperta, piena di informazioni; a chi cerca equilibrio tonale sembrerà spinta, con una zona fra i 2 e i 10 kHz enfatizzata al punto da rendere piatti e voci acute più rumorosi del resto e da affaticare l’orecchio dopo qualche ora. Non è una differenza di misura, è una differenza di preferenza: la stessa taratura che a un ascoltatore risulta coinvolgente a un altro risulta eccessiva.
Nella parte bassa dello spettro, invece, il carattere è più definito. Le frequenze più profonde calano vistosamente, come accade quasi sempre nelle cuffie aperte, mentre il medio-basso è presente, asciutto e ben articolato: non c’è impatto fisico né rimbombo, c’è una linea di basso leggibile nota per nota. Chi cerca corpo e pressione nella parte bassa dello spettro guarderà altrove.
Le voci e gli strumenti nella regione media sono il tratto migliore di questa cuffia. Cantato, chitarre acustiche, archi e fiati arrivano in primo piano, con una resa piena che rende gradevoli anche podcast e audiolibri. La stessa spinta in avanti, però, può diventare invadente: su chitarre elettriche distorte e attacchi molto aggressivi la presentazione diventa dura e stanca prima del previsto.
La scena sonora è il vero vantaggio della struttura aperta: ampia, arieggiata, nettamente più grande di quella di qualsiasi cuffia chiusa di pari prezzo, con un posizionamento degli strumenti che si percepisce anche nei riverberi di sala. Sul dettaglio fine molto dipende dall’orecchio: a chi cerca presenza arrivano microinformazioni inedite per la fascia, a chi pretende rigore resta l’impressione di una patina che impasta i passaggi più veloci nei brani densi.

Da tutto questo discende una regola d’uso precisa: la SR80x rende benissimo con musica acustica, classica, elettronica pulita, cantautorato e parlato, e rende male con rock pesante, metal e produzioni molto stratificate, dove la spinta sui medi e sulla parte bassa degli alti diventa confusione. È una cuffia con un repertorio, non una cuffia buona per tutto.
Alimentarla non richiede nulla di speciale: con 38 ohm di impedenza e una sensibilità intorno ai 98 dB si pilota senza problemi da un portatile, da un lettore portatile o da un adattatore USB-C, e migliora se collegata a un convertitore o a un amplificatore dedicati senza però pretenderlo.
Cosa è piaciuto
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Scena sonora ampia e definita. La struttura aperta libera i driver e restituisce un’immagine larga e arieggiata, con strumenti collocati in posizioni riconoscibili e riverberi d’ambiente percepibili: nella fascia dei 150 euro è la caratteristica che distanzia di più questa cuffia dalle rivali chiuse.
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Voci e strumenti acustici in primo piano. La regione media è la specialità della casa: cantato, chitarre, archi e legni arrivano vicini ed espressivi, con una resa che funziona altrettanto bene su musica e su contenuti parlati.
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Leggerezza notevole. Con 240 grammi e una distribuzione del peso ben studiata la cuffia si fa dimenticare sulla testa, e la struttura aperta evita del tutto il surriscaldamento delle orecchie tipico dei padiglioni chiusi.
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Nessun bisogno di elettronica dedicata. Impedenza bassa e buona sensibilità permettono di collegarla direttamente a computer, lettori portatili o adattatori per smartphone senza perdere volume né controllo: un amplificatore migliora le cose ma non è un prerequisito.
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Costruzione semplice e riparabile. Pochi componenti, nessuna elettronica a bordo, snodi identici a quelli dei modelli di punta e riparazioni eseguite direttamente dall’azienda: è un prodotto pensato per durare anni, non per essere sostituito.
Cosa non è piaciuto
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Nessun isolamento e forte dispersione sonora. La griglia aperta lascia entrare tutto l’ambiente e uscire tutta la musica: chi sta accanto sente per intero quello che si ascolta. In un ufficio condiviso, su un treno o in biblioteca la cuffia è inutilizzabile, e in ambienti rumorosi certe frequenze intorno ai 2 e ai 4 kHz risultano perfino amplificate anziché attenuate.
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Cavo fisso e rumoroso allo sfregamento. Non è staccabile né sostituibile: se si rompe serve una riparazione. Inoltre la guaina in tessuto trasmette il rumore dello sfregamento alle orecchie e il cavo tende a conservare le pieghe.
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Appoggio sovraurale non adatto a tutti. I cuscinetti in schiuma premono direttamente sul padiglione auricolare invece di circondarlo. A seconda dell’anatomia dell’orecchio si passa da tre o quattro ore di ascolto senza alcun fastidio a una mezz’ora scarsa prima di doverle togliere: è la variabile che più conviene valutare prima dell’acquisto.
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Alte frequenze impegnative. L’enfasi sulla parte alta dello spettro rende piatti, cimbali e sibilanti più presenti del dovuto, con un affaticamento che si accumula nelle sessioni lunghe. Un equalizzatore aiuta ad attenuare la zona critica, ma va usato consapevolmente. In confezione, del resto, non c’è nulla che aiuti a cambiare la resa: soltanto l’adattatore da 6,3 mm e un foglio illustrativo, niente custodia né cuscinetti di ricambio.
Confronto con le alternative
Le cuffie cablate intorno ai 150 euro sono un segmento affollato, e la SR80x occupa una posizione particolare perché non prova a essere neutra: chi cerca fedeltà trova opzioni più equilibrate, anche spendendo poco di più.
La Grado SR60x è il gradino immediatamente inferiore della stessa serie e costa meno, con costruzione e aspetto identici e una taratura leggermente meno spinta sugli alti: è la scelta più sensata per chi vuole il carattere Grado senza l’enfasi che la SR80x mette sulla parte alta dello spettro.
La Sennheiser HD 560S, intorno ai 220 euro, è anch’essa aperta ma con impostazione opposta: taratura vicina alla neutralità, padiglioni circumaurali che avvolgono l’orecchio e cavo staccabile. È l’alternativa per chi ascolta a lungo, lavora sull’audio o vuole una resa che non imponga un colore alla musica.
La Sennheiser HD 25, intorno ai 150 euro, è chiusa e sovraurale, progettata per il monitoraggio in ambienti rumorosi: isola davvero, sopporta l’uso in mobilità e ha una gamma bassa più solida, rinunciando in cambio all’ampiezza di scena che è il punto di forza della Grado.
Perché comprarle (e perché no)
Per chi ha senso. Sono la cuffia giusta per chi ascolta in una stanza silenziosa, da solo, e vuole capire cosa si guadagna passando dagli auricolari a una cuffia costruita per il suono. Funzionano particolarmente bene con musica acustica, classica, jazz, cantautorato ed elettronica pulita, e sono una buona scelta per chi ascolta molti podcast o audiolibri alla scrivania. Sono adatte anche a chi vuole restare consapevole dell’ambiente circostante mentre ascolta, per esempio in casa con qualcun altro nella stanza accanto.
Per chi non ha senso. Chi ascolta in ufficio, in viaggio o in qualunque luogo condiviso deve escluderle in partenza: non isolano e disturbano chi sta intorno. Non hanno senso nemmeno per chi cerca bassi profondi e potenti, per chi ascolta prevalentemente rock pesante, metal o produzioni molto compresse, e per chi sa di avere orecchie sensibili alla pressione dei cuscinetti sovraurali. In tutti questi casi conviene guardare a una cuffia chiusa come la Sennheiser HD 25, oppure a un’aperta più neutra e più comoda come la Sennheiser HD 560S.
Verdetto finale
La SR80x è una cuffia promossa, ma con una condizione precisa: bisogna sapere che cosa si compra. Non è un prodotto neutro né versatile, è un progetto vecchio di trent’anni aggiornato nei componenti che continua a proporre la stessa idea di suono, fatta di scena ampia, medi in avanti e alte frequenze in primo piano.
Il valore sta tutto lì: a 149 euro poche cuffie restituiscono la stessa apertura e la stessa capacità di svelare dettagli, e ci arrivano con una leggerezza e una semplicità d’uso che nella fascia non sono scontate. In cambio non offrono niente al di fuori del suono — nessun isolamento, nessuna comodità pensata per chi sta fuori casa, nessuna versatilità — ma è un limite di indirizzo, non di esecuzione.
Il rapporto qualità-prezzo dipende quindi da quanto pesa l’apertura sonora nella scelta: per chi la mette al primo posto i 149 euro sono ben spesi, per chi cerca una cuffia sola e adatta a tutto esistono allo stesso prezzo alternative più equilibrate.
Voto: 4 / 5
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